Shyamalan é una delle galline dalla uova d’oro del cinema contemporaneo. Shyamalan é regista e sceneggiatore di The Sixth Sense (1999), di Signs (2002), di The Village (2004)… è lecito aspettarsi molto e soprattutto aspettarsi quel qualcosa in più. Il film é girato bene, benissimo, ma da lui, purtroppo, ci si aspetta di più. Troppo, forse. L’ambientazione della storia in questione é un triste condominio di periferia e il protagonista ne é l’ancor più triste custode, Cleveland (Paul Giamatti). Una notte dalla piscina del cortile emerge una musa delle acque, una “narf”, di nome Story (interpretata dalla bellissima, e cara a Shyamalan, Bryce Dallas Howard) il cui unico compito sulla terra è quello di raccontare una storia ad uno scrittore (interpretato dallo stesso M. Night Shyamalan), al fine di cambiare le sorti dell’umanità. A missione compiuta, Story dovrebbe poter fare ritorno al suo mondo, ma una creatura coperta d’erba, lo “scrunt”, glielo impedisce. Cleveland tenta in tutti i modi di aiutare Story, coinvolgendo anche tutti i condomini alla ricerca delle tre figure di cui la narf necessita per far ritorno nel mondo delle acque: l’indovino, il difensore e il sodalizio. Dopo vari tentativi il gruppo interpreta la simbologia e riesce a capire da chi possano venir rivestiti questi ruoli e Story riesce a fare ritorno a casa. Poesia e metafore non mancano, neppure le rivelazioni (toccanti, veramente), e la regia è, come sempre, magistrale. Qual è il problema, quindi? Mah, nessuno. Tutto sommato sarebbe un gran bel film… se non fosse di Shyamalan.
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nn sono d'accordo.